Premesso che,

dopo 22 anni dai referendum del 1987, con i quali gli italiani dissero «no» all’atomo, il Governo italiano ha deciso di riaprire la strada del nucleare;

il 24 febbraio 2009 è stato firmato a Villa Madama, a Roma, dal Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, e dal Presidente francese Nicholas Sarkozy, l’accordo di cooperazione sull’energia nucleare tra Italia e Francia, che dovrebbe portare alla costruzione in Italia di almeno quattro centrali nucleari di terza generazione «European Pressurized Water Reactor» (Epr) entro il 2020;

il Parlamento ha approvato, col voto contrario del Pd, il complesso di norme che consentono il ritorno al nucleare in Italia;

a fronte di vantaggi incerti e discutibili, il ritorno al nucleare porterebbe rischi certi: i problemi irrisolti del nucleare legati allo smaltimento delle scorie, ai costi esorbitanti per la realizzazione degli impianti, ai pericoli di proliferazione, procedure quasi militari per la localizzazione e la gestione di siti e impianti, estromissione delle regioni sulle scelte localizzative;

l’articolo 25 della L. 99/2009 prevede la costruzione di impianti per la produzione di elettricità da energia nucleare e la realizzazione di strutture per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Secondo la norma tutte le opere sono soggette ad un’autorizzazione unica, rilasciata dal Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il ministro Dell’ambiente e con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con la Conferenza Unificata. Gli enti locali sono chiamati a pronunciarsi al termine di un procedimento al quale partecipano le Amministrazioni interessate. Non sono però previsti accordi vincolanti tra Governo e territorio. L’Esecutivo può inoltre sostituirsi a Regione ed enti locali in caso di loro disaccordo sulla localizzazione scelta per gli impianti;

 

secondo gli enti locali la disposizione, escludendo le Regioni dal processo decisionale su localizzazione degli impianti, smaltimento delle scorie radioattive e smantellamento delle strutture non più in attività, infrange non solo il Titolo V della Costituzione, che prevede poteri concorrenti in materia di governo del territorio, ma anche il principio di leale collaborazione;

 

l’intesa con gli enti locali, lamentano le Regioni, è prevista solo per la costruzione e l’esercizio degli impianti. Al contrario la Conferenza Unificata non può pronunciarsi sulla localizzazione dei siti, che vengono equiparati ad aree militarizzate gestite da privati;

 

le regioni Calabria, Toscana, Liguria e Piemonte hanno impugnato di fronte alla Corte Costituzionale la Legge 99/2009;
la localizzazione dei siti delle nuove centrali nucleari è tanto più problematica viste le condizioni morfologiche del territorio italiano, con molte aree ad alta sismicità e un pervasivo dissesto idrogeologico;

alla pressante richiesta dell’opinione pubblica che chiede di sapere dove sorgeranno le future centrali nucleari, il Governo finora non ha risposto;

tra le ipotesi si è ventilata l’individuazione di Termini Imerese quale possibile sito per la costruzione di un nuovo impianto nucleare;

mentre l’Italia sceglie di ritornare dopo vent’anni all’energia nucleare, nel mondo i grandi Paesi industrializzati incentrano le proprie politiche di innovazione energetica sul risparmio, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca, vedendo in tali opzioni le strade maestre per fronteggiare i problemi ambientali legati ai cambiamenti climatici e per rendere le proprie economie più moderne e competitive;

per sapere,

 

se l’impianto previsto per Termini Imerese sia di 3o o 4o generazione;

se sia stato considerato il rischio connesso all’intensità abitativa dell’area di Temini ed alla vicinanza (40 chilometri) a Palermo e alle altre città siciliane di Caltanissetta e Catania;

se sia stata considerata la sismicità della zona, considerati gli eventi tellurici, le presenze vulcaniche della Sicilia e delle sue isole minori, nonché gli eventi di instabilità idrogeologica;

se sia stato considerato l’effettivo fabbisogno energetico della Sicilia, tenuto conto della sovrapproduzione degli impianti siciliani;

se siano state considerate le alternative alla scelta nucleare, visto – a regime – il previsto mero apporto di circa il 15 per cento del fabbisogno nazionale, quando tale cifra potrebbe essere coperta da un’ottimizzazione dell’impiego di fonti rinnovabili e del risparmio energetico;

se sia stato contestualmente previsto un idoneo piano energetico, regionale e nazionale, ove sia considerato il bilancio energetico di tutti i diversi tipi di fonte energetica, nonché del risparmio e una maggiore efficienza energetica dei consumi

—————————————————————————–

“Il Governo deve dire con chiarezza se a Termini Imerese verrà costruito un nuovo impianto nucleare, i cittadini hanno il diritto di saperlo”. Lo dichiarano in una nota congiunta Alessandra Siragusa, deputata Pd e candidata nella lista Democratici per Franceschini alle primarie del 25 ottobre e Giuseppe Lupo, candidato segreteria regionale del Pd per la mozione Franceschini. “Dopo 22 anni dai referendum del 1987, con i quali gli italiani dissero “no” all’atomo, il governo italiano ha deciso di riaprire la strada del nucleare: una scelta dai vantaggi incerti e discutibili e dai rischi certi. Su questi ultimi – continua Siragusa – ho chiesto al Governo con una interrogazione di dare risposte chiare ad alcuni interrogativi: se l’impianto previsto per Termini Imerese sia di 3° o 4° generazione; se sia stato considerato il rischio connesso alla intensità abitativa dell’area di Temini ed alla vicinanza (40 km) da Palermo e delle altre città siciliane di Caltanissetta e Catania; se sia stata considerata la sismicità della zona; se sia stato considerato l’effettivo fabbisogno energetico della Sicilia” . Un’ interrogazione dello stesso tenore sara’ presentata da Lupo all’Ars.

Inserito da: iniziativa nonviolenta | Ottobre 21, 2009

Jota Joti 2009 ad Isola

Inserito da: iniziativa nonviolenta | Ottobre 16, 2009

Isola:I pizzini dei Lo Piccolo rivelano l’affare delle slot machine e videopoker

da “Antimafiaduemila”

“di Dora Quaranta – 12 ottobre 2009

Palermo. Venerdì scorso la guardia di finanza ha sequestrato 17 slot machine, del valore di 50 mila euro, dislocate presso una decina di esercizi commerciali tra Isola delle Femmine, Carini, Cinisi e Terrasini.

Le macchinette, intestate a prestanome, sarebbero riconducibili ai boss Lo Piccolo.
L’operazione delle Fiamme Gialle è stata eseguita al termine di una attività di indagine coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi. Il tutto ha preso il via dall’esame dei pizzini rinvenuti il giorno della cattura dei Lo Piccolo il 5 novembre del 2007 nel covo di Giardinello. Nei pizzini erano stati annotati tutti i bar e le tabaccherie con il numero delle macchinette mangiasoldi installate. Le slot, secondo gli investigatori, fruttavano al clan circa 100 mila euro all’anno. Inoltre al vaglio degli inquirenti vi sono decine di lettere firmate da un certo “Spagna” (identificato in Fabio Micalizzi) che ogni mese faceva il rendiconto ai padrini delle entrate e delle uscite settimanali. In queste lettere vengono nominati anche altri due individui: “Mare”(non ancora identificato) e “Frutta” (Giovanni Botta).

Inserito da: iniziativa nonviolenta | Ottobre 6, 2009

Oliviero Toscani: “Me ne vado, questa terra seppellisce la speranza”

Oliviero Toscani

Oliviero Toscani

“La creatività è l’opposto della sicilianità“. Mi sono ritrovato a Salemi affascinato dall’idea di un sogno che avrebbe potuto realizzarsi attraverso gli infiniti progetti che in poco più di un anno sono riuscito a concretizzare grazie all’amico Sindaco Vittorio Sgarbi, ai ragazzi del mio Assessorato del Progetto Terremoto e a tutti gli amici siciliani e non che hanno creduto in questo sogno. Però, ultimamente, fra le mille difficoltà crescenti, ho cominciato a dubitare della possibilità di realizzare il “sogno Salemi”. C’è voluto Francesco Merlo e il suo articolo, carico di amore per la Sicilia, dal titolo: “La pietà non è uguale per tutti”, su La Repubblica del 4 ottobre, a farmi capire e decidere: se si ama veramente questa terra, non ci si deve sottomettere a questo sistema. QUI, si opera in un sistema compromesso, fra rassegnazione e malcostume, dove tutto e il suo contrario trovano legittimazione. Un territorio con una natura straordinaria, dove però chi vuol fare, non riesce ad evitare d’infangarsi. QUI, la soddisfazione che illumina di gioia ogni soggetto capace di creare, viene anticipata dal sorriso beffardo che più o meno suona così: facciamo questa tal cosa così otterremo contributi, finanziamenti e favori. QUI, prima di dar vita a qualsiasi progetto si cercano finanziamenti pubblici. QUI, solo e solamente così si concepiscono i progetti. Al vigile urbano a cui ho chiesto con insistenza il perché non si fermino o non si multino giovani e meno giovani che per le vie di Salemi sfrecciano senza casco, mi ha risposto che QUI, non siamo a Milano, certe cose si devono fare piano piano. QUI, manca completamente il senso di responsabilità e la consapevolezza che l’uso del casco oltre che essere una legge dello Stato, è concepito per la sicurezza e l’incolumità. Non c’è regola che si possa dare perché QUI la regola è sottomessa al comodo di tutti. Questo è il costume, dove ogni forma di vita creativa come ogni pezzetto di vita attiva è perennemente mortificata dall’ignobile becera convenienza, dall’indifferenza e dall’assistenzialismo. QUI, per creare qualsiasi progetto utile alla comunità, sei costretto a chiedere favori per poterlo realizzare. QUI, devo chiedere per favore a chi sto facendo un favore. QUI, ogni idea creativa deve prendere la forma dell’imbecillità burocratica; qualsiasi progetto intelligente, utile e valido viene sempre abortito. Come si fa a pensare al progetto Case a un Euro con questi presupposti! Salemi rimarrà terremotata per sempre. È così che i suoi cittadini la vogliono. Nell’articolo di Merlo leggo forte l’amore per la sua terra, un grido di denuncia che parte da un cuore intelligente e sensibile. Io, non posso più stare al gioco che questa politica mi vorrebbe imporre, sto con Merlo e con chi ama veramente la Sicilia. Ecco perché non continuo il mio mandato di Assessore alla Creatività a Salemi.

Peccato, QUI è un’occasione persa. Io continuerò altrove.

Oliviero Toscani e i ragazzi dell’Assessorato alla Creatività,

Progetto Terremoto Julia Borghini, anni 27 Simona Bua, anni 25 Giuliana Conte, anni 25 Giacomo Costa, anni 23 Antonio De Lorenzi, anni 23 Dario Drago, anni 24 Giuseppe Favale, anni 21 Vincenzo Luca Forte, anni 29 Davide Franzetti, anni 26 Emanuele Giattino, anni 25 Federico Mauro, anni 22

Inserito da: iniziativa nonviolenta | Settembre 30, 2009

Dario Franceschini-Nucleare: “Il mio PD dirà sempre di no”

“Il mio Pd dirà con chiarezza e senza ambiguità sempre no al nucleare. Spero che su questo tema ci sia compattezza nel partito.

E’ un altro grande imbroglio della destra. Nessuno investe più nel nucleare. Berlusconi, in tutte le 20 regioni italiane, ha detto ‘tranquilli, la centrale non si fa qui’. Poi ha approvato una legge che consente al Governo di decidere l’ubicazione delle centrali anche senza volontà delle amministrazioni.

Basta ambiguità anche dentro il nostro partito, gli italiani vogliono sapere con chiarezza cosa ne pensiamo, vogliono sapere sì o no: il mio Pd dirà con chiarezza di no. E spero che nessuno dica che anche questo è antiberlusconismo”.

Dario Franceschini

Shared via AddThis

Inserito da: iniziativa nonviolenta | Agosto 28, 2009

GdS: Lidi puliti grazie ai volontari S.C.I./LIPU

giornale di sicilia

Proficua collaborazione tra R.N.O. LIPU, volontari del Servizio Civile Internazionale (S.C.I)

ed Amministrazione Comunale

Articoli precedenti »

Categorie